Lunedí, 21 marzo 2016, ore 21

 

GIORNATA EUROPEA DELLA MUSICA ANTICA

in collaborazione e in collegamento streaming con

Basilica di San Calimero - Milano

 

TARQUINIO MERULA

Messa del Granduca

«Arpa Davidica. Salmi e Messa concertati»

Opera XVI

(Venezia, Alessandro Vincenzi, 1640)

 


TARQUINIO MERULA (1595-1665)

Loco Introitus

Intonazione cromatica del nono tono, per organo

Canzone III, per organo

Kyrie (dall’«Arpa Davidica. Salmi e Messa concertati»)

Gloria (dall’«Arpa Davidica. Salmi e Messa concertati»)

Loco Gradalis

Capriccio, per organo

Loco Alleluja

Laudate Dominum (dall’«Arpa Davidica. Salmi e Messa concertati»)

 

Credo (dall’«Arpa Davidica. Salmi e Messa concertati»)

 

Loco Offertorii

In convertendo (dall’«Arpa Davidica. Salmi e Messa concertati»)

 

Sanctus (dall’«Arpa Davidica. Salmi e Messa concertati»)

 

Loco Communio

Canzone I, per organo

Magnificat (dall’«Arpa Davidica. Salmi e Messa concertati»)

 

Agnus Dei (dall’«Arpa Davidica. Salmi e Messa concertati»)

 

Ite, Missa est

Toccata del secondo tono, per organo                  

 

Collegium vocale et instrumentale

«Nova Ars Cantandi»

Alessandro Carmignani, Cantus

Andrea Arrivabene, Altus

Gianluca Ferrarini, Tenor

Walter Testolin, Bassus

Ivana Valotti, Organo

Giovanni Acciai, Maestro di Concerto

 

L'arte di Tarquinio Merula

Nel processo di formazione dello stile e delle forme del linguaggio musicale del primo Seicento che, proprio in terra padana, agli albori del secolo, si andavano consolidando, definendo e diffondendo (si pensi soltanto alla gravosa eredità monteverdiana), il compositore cremonese Tarquinio Merula (1595-1665) svolge un ruolo attivo e determinante. Di sicuro un ruolo da protagonista, e non da comprimario, come invece certa perdurante indifferenza degli studiosi e degli esecutori nei confronti della sua opera vorrebbe lasciar credere.

Ma se almeno la produzione strumentale merulana, rappresentata da quattro opere a stampa e da un gruppo di composizioni per tastiera manoscritte, è stata opportunamente valutata e presa in considerazione per la sua unità di concezione e per il forte contributo offerto allo sviluppo dell’impianto formale della sonata da camera barocca, altrettanto non si può dire per la musica vocale di genere sacro, che seppur numericamente piú consistente, non ha goduto, almeno fino ad oggi, dell’attenzione che avrebbe meritato.

In un’epoca di forti tensioni e di radicali mutamenti, compresa fra gli ultimi lustri del Cinquecento e i primi decenni del secolo XVII, Tarquinio Merula si muove con idee chiare e precise circa l’indirizzo stilistico da imprimere alla sua arte compositiva.

Infatti, in tutta la sua produzione sacra (sei raccolte a stampa, pubblicate fra il 1624 e il 1652), la cifra stilistica che caratterizza questo vasto, unitario corpus di sillogi devozionali, è costituita dall’appartenenza allo stylus modernus ovvero a uno stile che, partendo dalla lezione monteverdiana della Selva morale e spirituale (1640-41) si impone per la sua originalità, la sua autonomia e la sua coerenza interna.

Benché nei documenti e nei frontespizi delle sue opere Tarquinio Merula si qualifichi sempre come «cremonese», il luogo effettivo nel quale egli nacque il 25 novembre del 1595 non fu Cremona ma Busseto, piccolo borgo della Bassa parmense, a quel tempo sotto la giurisdizione della diocesi di Cremona.

Orfano di padre, a soli sette anni il piccolo Tarquinio andò a vivere a Cremona presso lo zio Pellegrino, parroco della chiesa di San Niciolò, il quale l’avviò allo studio della musica, dell’organo e della composizione.

A vent’anni era già apprezzato per il suo estro creativo e la sua perizia tecnica alla tastiera, tanto da essere nominato organista della chiesa di San Bartolomeo di Cremona e poi, nell’ottobre del 1616, di quella di Santa Maria Incoronata di Lodi.

A partire da questo momento la vita del Nostro si svolge lungo un percorso caratterizzato da molti viaggi, da improvvisi licenziamenti, da rapidi trasferimenti, da eventi inattesi, da accuse «scandalose», da rovesci finanziari e, soprattutto, da capolavori musicali, come quelli che ascolteremo in questo concerto, che ancora oggi ammaliano per la loro genialità e per la loro bellezza.

Un’esistenza vissuta tra Varsavia (1622-26), Cremona (1626-31 e 1646-65, anno della morte, avvenuta il 10 dicembre 1665), Bergamo (1631-32 e 1638-40) e Padova (1640-45).

 

* * *

 

La circostanza della prima esecuzione in epoca moderna di brani tratti dalla raccolta Arpa davidica. Salmi e messa concertati, opera sedicesima (Venezia, 1640) di Tarquinio Merula, recentemente registrata su CD per conto dell’etichetta Archiv-Deutsche Grammophon (481 2250), offre l’occasione per approfondire non soltanto gli aspetti stilistici di questo estroso compositore sul versante della musica sacra ma anche per compiere una piú ampia, attenta riflessione e indagine critica sull’epoca storica nella quale il Maestro visse e operò.

L’impaginazione del programma di questo concerto è stata infatti effettuata con l’intento di riptoporre la celebrazione di una messa solenne cantata al tempo di Merula, alternando le sette parti dell’Ordinarium (Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus e Agnus Dei) qui rappresentate dalla Missa concertata dell’Arpa davidica, con brani organistici e brani vocali dello stesso Merula, sempre tratti dall’Arpa davidica, per le cinque parti del Proprium.

La messa è realizzata sopra un tema, su basso ostinato, afferente alla cosiddetta «Aria del Ruggiero» e non, come erroneamente indicato nel titolo della composizione, «sopra l’Aria del gran Duca». Si tratta di uno schema melodico-armonico di sette battute, ripetuto trentatre volte, che costituisce la spina dorsale del brano e conferisce all’insieme un senso di grande solidità e compiutezza.

L’organico vocale, affidato alle quattro voci maschili del Cantus, dell’Altus, del Tenor e del Bassus, con il sostegno del Basso continuo, peculiare della struttura compositiva prediletta da Merula sul versante della musica sacra, consente al nostro autore di esaltare la valenza madrigalistica e, con essa, l’intensità emotiva dei testi devozionali intonati.

Come lo era stato per Claudio Monteverdi, cosí anche per Tarquinio Merula e per i musicisti della sua generazione, la parola rappresenta la materia prima con la quale comporre musica. Sono i cosiddetti «soggetti», che costituiscono gli equivalenti musicali (le «figure») di carattere ritmico e melodico, di determinate parole e delle immagini sonore ad esse collegate, i principali portatori di quella «imitazione della natura delle parole» della quale i teorici dei secoli XVI e XVII parlano con insistenza nei loro scritti.

Rendere il significato della parola servendosi della metafora musicale, ad imitazione del poeta che utilizza la metafora della parola per rappresentare l’impeto delle emozioni, diventa l’impegno costante che guida nella realizzazione della sua opera musicale ogni compositore del periodo barocco.

Fra questi, Merula, è artefice abilissimo, dotato di grande maestria. La sua scrittura musicale è tesa di continuo a esaltare le funzioni espressive della parola, a evidenziarne le valenze semantiche attraverso l’intima aderenza del suono verbale al suono musicale.

La poesia della sua musica è la poesia del linguaggio parlato condotto a vertici di grande intensità espressiva mediante procedimenti compositivi che, come s’è appena detto, non appartengono soltanto all’arte del comporre musicale ma anche e soprattutto all’arte dell’oratoria e, dunque, della retorica.

Quanto piú osserviamo come il musicista cremonese affronta il rapporto che la parola deve assumere al contatto con il suono, tanto piú ci convinciamo che la sua arte è recitazione pura, declamazione oratoriale perfetta, ricercata, sperimentale, ricca di sofisticate invenzioni, fuori da schemi prevedibili. In una sola parola, geniale.

L’arte di Tarquinio Merula.

 

© Giovanni Acciai

 

I TESTI

Messa concertata del Granduca

 

KYRIE, ELEISON

Kyrie, eleison.

Christe, eleison.

Kyriie, eleison.

GLORIA IN EXCELSIS DEO

Et in terra pax hominibus bonae voluntatis.

Laudamus te,

benedicimus te,

adoramus te,

glorificamus te.

Gratias agimus tibi propter magnam gloriam tuam,

Domine Deus, Rex caelestis,

Deus Pater omnipotens.

Domine Fili Unigenite, Jesu Christe,

Domine Deus, Agnus Dei, Filius Patris,

qui tollis peccata mundi, miserere nobis;

qui tollis peccata mundi, suscipe deprecationem nostram.

Qui sedes ad dexteram Patris, miserere nobis.

Quoniam, tu solus Sanctus, tu solus Dominus, tu solus Altissimus,

Jesu Christe, cum Sancto Spiritu: in gloria Dei Patris.

Amen.

LAUDATE DOMINUM OMNES GENTES (PSALMUS 116)

Laudate Dominum, omnes gentes:
laudate eum, omnes populi.


Quoniam confirmata est super nos misericordia eius:
et veritas Domini manet in aeternum.

Gloria Patri et Filio et Spiritui sancto.

Sicut erat in principio et nunc et semper et in saecula saeculorum. Amen.


CREDO IN UNUM DEUM

Patrem omnipotentem,

factorem caeli et terrae,

visibilium omnium et invisibilium.

Et in unum Dominum Jesum Christum,

filium Dei unigenitum,

et ex Patre natum ante omnia saecula.

Deum de Deo, lumen de lumine, Deum verum de Deo vero,

genitum, non factum, consubstantialem Patri:

per quem omnia facta sunt.

Qui propter nos homines et propter nostram salutem

descendit de caelis.

Et incarnatus est de Spiritu sancto

ex Maria virgine, et homo factus est.

Crucifixus etiam pro nobis sub Pontio Pilato;

passus et sepultus est,

et resurrexit tertia die, secundum Scripturas,

et ascendit in caelum, sedet ad dexteram Patris.

Et iterum venturus est cum gloria,

iudicare vivos et mortuos,

cuius regni non erit finis.

Et in Spiritum sanctum, Dominum et vivificantem:

qui ex Patre Filioque procedit.

Qui cum Patre et Filio simul adoratur et conglorificatur:

qui locutus est per prophetas.

Et unam, sanctam, catholicam et apostolicam Ecclesiam.

Confiteor unum baptisma in remissionem peccatorum.

Et exspecto resurrectionem mortuorum,

et vitam venturi saeculi.

Amen.

IN CONVERTENDO (PSALMUS 125)

In convertendo Dominus captivitatem Sion, facti sumus sicut consolati.

Tunc repletum est gaudio os nostrum: et lingua nostra exultatione.

Tunc dicent inter gentes: magnificavit Dominus facere cum eis.

Magnificavit Dominus facere nobiscum: facti sumus laetantes.

Converte, Domine, captivitatem nostram, sicut torrens in austro.

Qui seminant in lacrymis, in exultatione metent.

Euntes ibant, et flebant, mittentes semina sua.

Venientes autem venient in exultatione portantes manipulos suos.

Gloria Patri et Filio et Spiritui sancto.

Sicut erat in principio et nunc et semper et in saecula saeculorum. Amen.


SANCTUS. BENEDICTUS

Sanctus, sanctus, sanctus Dominus Deus Sabaoth. 


Pleni sunt caeli et terra gloria tua.


Hosanna in excelsis.


Benedictus qui venit in nomine Domini.


Hosanna in excelsis.


MAGNIFICAT ANIMA MEA DOMINUM (CANTICUM IN HONOREM BEATAE VIRGINIS MARIAE)

Magnificat anima mea Dominum. 


Et exsultavit spiritus meus
in Deo salutari meo.


Quia respexit humilitatem
ancillae suae:
ecce enim ex hoc beatam
me dicent omnes generationes.

Quia fecit mihi magna
qui potens est:
et sanctum nomen eius.

Et misericordia eius a progenie 
in progenies timentibus eum.

Fecit potentiam in brachio suo: 
dispersit superbos mente cordis sui.

Deposuit potentes de sede
et exaltavit humiles.


Esurientes implevit bonis:
et divites dimisit inanes.


Suscepit Israel puerum suum, 
recordatus misericordae suae.

Sicut locutus est ad patres nostros, 
Abraham et semini eius in saecula.

Gloria Patri et Filio et Spiritui sancto.

Sicut erat in principio et nunc et semper et in saecula saeculorum. Amen.

 

AGNUS DEI

Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, miserere nobis.

Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, dona nobis pacem.

 

 

Curricula degli esecutori

 

Giovanni Acciai

Ha studiato organo, composizione e direzione di coro e si è specializzato in «Paleografia e filologia musicale» presso l’Università degli studi di Pavia.

È professore emerito di Paleografia musicale nel Corso di Musicologia presso il Conservatorio «Giuseppe Verdi» di Milano, nonché docente di Musica vocale d’insieme nel Master di «Teoria e pratica della musica barocca» presso l’Università degli studi della Basilicata.

Già direttore della rivista di musica vocale «La Cartellina» e «L’Offerta musicale», ha a al suo attivo numerose revisioni di musiche antiche, saggi musicologici, traduzioni.

Direttore della «Corale universitaria di Torino» (dal 1975 al 1983), del «Coro del Teatro comunale» di Bologna (1981-1982) e del «Coro da camera della rai» di Roma (dal 1989 e fino allo scioglimento del complesso, avvenuta nel 1994), è attualmente direttore artistico e musicale dei «Solisti del madrigale» e del Collegium vocale et instrumentale «Nova ars cantandi», formati da cantanti e strumentisti professionisti, alla guida dei quali svolge una intensa attività concertistica e discografica.

Nel 1987 la Città di Acqui Terme lo ha insignito di un premio per «lo studio, la ricerca, il costante impegno svolti a favore del canto polifonico e della sua divulgazione». 

Per i meriti artistici e musicali acquisiti in campo internazionale è stato eletto nel 1991, membro onorario dell’American choral directors associations.

Nel 1993 la città di Lodi gli ha assegnato il Diapason d’Argento per «l’opera di divulgazione compiuta a favore della musica corale, intesa come momento di crescita comune, attraverso una rinnovata consapevolezza culturale» mentre la Fondazione «Giovanni Pierluigi da Palestrina» di Palestrina lo ha nominato suo «socio onorario». 

È direttore artistico dei Concorsi di canto corale di Riva del Garda (Trento), di Jesolo (Venezia), di Torre del Lago (Lucca) e di Quartiano (Lodi).

È regolarmente invitato a ricoprire l’incarico di presidente e di membro di giuria dei piú importanti concorsi nazionali e internazionali di canto e composizione corale; a tenere relazioni in convegni musicologici e stages di  perfezionamento in direzione di coro presso Associazioni corali italiane e straniere.

Nell’agosto 1991 è stato invitato dalla Bachakademie di Stuttgart a dirigere un concerto di musiche vocali e strumentali di Mozart per il Festival internazionale «Mozart Reisen durch Europa» e nell’ottobre dello stesso anno, è stato chiamato dall’Accademia di musica di Lubiana a tenere concerti con i «Solisti del madrigale» nell’ambito delle manifestazioni celebrative del quattrocentesimo anniversario della morte di Jacobus Gallus. Sempre a Lubiana, è stato l’unico musicista italiano invitato a svolgere relazioni sul problema della prassi esecutiva della musica antica nell’ambito del «Simposio europeo di canto corale».

Per conto della casa discografica Nuova era ha curato la registrazione del «Quarto» e del «Sesto Libro de Madrigali a cinque voci» di Claudio Monteverdi, nell’esecuzione dei Solisti del madrigale. 

Alla guida del Collegium vocale et instrumentale «Nova ars cantandi» ha invece realizzato:

- per la Concerto di Milano, la registrazione dei «Vespri per la festa di Ognissanti» di Giovanni Giacomo Arrigoni (1597-1675); 

- per la Sarx Records di Milano, lo «Stabat Mater» di Pasquale Cafaro, i «Responsori della Settimana santa» di Francesco Durante e il «Primo libro dei motetti a quattro voci» di Giovanni Pierluigi da Palestrina;

- per la Stradivarius di Milano, l’edizione integrale delle «Lamentazioni e Responsori della Settimana santa» di Lodovico Grossi da Viadana, un CD intitolato «Europa concordia musicae», contente musiche polifoniche dei secoli XV e XVI, commissionato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dalla RAI in occasione del semestre di presidenza italiana dell’Unione europea, il «Primo libro delle messe a quattro voci» (1561) di Giovanni Contino e i «Concerti ecclesiastici a 1, 2, 3 e 8 voci» di Giacomo Moro (1604);

- per l'Unda Maris di Palermo ha registrato, sempre in prima mondiale, il «Missarum cum quinque, sex et octo vocibus, liber primus» (1575) di Pietro Vinci;

- per la Tactus di Bologna il «Vespro a cappella della Beata Vergine, opera ottava» (1678), di Isabella Leonarda e gli «Armonici entusiasmi di Davide», opera nona (1690) di Giovanni Battista Bassani;

- per la rivista Antiqua-Classic Voice, ha realizzato un CD dedicato a «La musica dei mercanti. I concerti serali del Seicento»;

- per la Archiv- Deutsche Grammophon, l’«Arpa davidica. Salmi e Messa concertati», opera XVI (1640) di Tarquinio Merula.

Nell’ambito delle manifestazioni volte a celebrare il trecentocinquantesimo anniversario della morte di Claudio Monteverdi, ha curato l’edizione critica dei «Vespri della Beata Vergine» che ha proposto nel concerto inaugurale del II Festival internazionale corale «Città di Legnano», nel maggio 1993 e al «Meeting dell’amicizia» di Rimini nell’agosto dello stesso anno.

Nel dicembre del 2004 è stato nominato membro attivo e rappresentante ufficiale per l’Italia del «Choir Olympic Council», sotto l’egida dell’unesco.

Insieme con Giovanni Iudica e Ivana Valotti, è fra i fobndatori dell’Accademia di Musica Antica di Milano (a.m.a.mi.), della quale è anche membro del Comitato artistico.

Nel novembre 2015 è stato accolto, come membro individuale, nel Réseau Européen de Musique Ancienne (r.e.m.a.).

 

 

Collegium vocale et instrumentale «Nova ars cantandi»

È stato fondato nel 1988 da Giovanni Acciai ed è formato da cantanti e strumentisti professionisti l’intento dei quali è quello di far rivivere in interpretazioni rispettose della piú aggiornata prassi esecutiva, i capolavori della musica del passato a cappella e concertante. Su tali presupposti tecnici e stilistici si fonda l’impegno del gruppo per la riscoperta e la valorizzazione di un repertorio polifonico medievale, rinascimentale e barocco, finora trascurato, soprattutto nell’ambito dei circuiti concertistici italiani. 

Dall’anno di fondazione, il Collegium vocale «Nova ars cantandi» ha tenuto numerosi concerti in Italia, riproponendo composizioni inedite o rare di Magister Leoninus, Perotinus, Vitry, Roman de f.a.u.v.e.l., Machaut, Dunstable, Dufay, Obrecht, De la Rue, Des Prez, Compère, Arcadelt, Corteccia, Rivafrecha, Robledo, De Victoria, Morales, Willaert, Palestrina, Contino, Viadana, Moro, Salomone Rossi, Monteverdi, Rovetta, Merula, Cavalli, Arrigoni, Leonarda, Legrenzi, Alessandro Scarlatti, Bassani, Buxtehude, Bach, Tartini, Eberlin, Holzbauer, Durante, Mozart e Cernohorsky.

Unico gruppo italiano, è stato invitato nel 1991 dalla «Internationale Bachakademie» di Stuttgart a prendere parte all’Europäisches Musikfest per eseguire composizioni vocali-strumentali di Eberlin, Holzabauer e Mozart.

Nell’ambito delle manifestazioni volte a celebrare il trecentocinquantesimo anniversario della morte di Claudio Monteverdi, ha preso parte all’esecuzione dei «Vespri della Beata Vergine» sotto la direzione di Giovanni Acciai.

Per le case discografiche Concerto e Stradivarius di Milano ha curato rispettivamente la registrazione dei «Vespri per la festa di Ognissanti» di Giovanni Giacomo Arrigoni e l’integrale (doppio CD) delle «Lamentazioni e dei Responsori per la Settimana santa», op. XXII e XXIII di Lodovico Viadana. Ancora per la Stradivarius e insieme con l’Ensemble Micrologus ha realizzato un CD intitolato «Europa concordia musicae», contenente musiche polifoniche dei secoli XV e XVI, commissionato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dalla RAI in occasione del semestre di presidenza italiana dell’Unione europea, «Primo libro delle Messe» di Giovanni Contino e i «Concerti ecclesiastici a 1-8 voci» di Giacomo Moro da Viadana.

Per l'Unda Maris di Palermo ha registrato il «Missarum cum quinque, sex et octo vocibus, liber primus» di Pietro Vinci.

Per conto della Sarx Records di Milano ha registrato il primo libro dei «Motecta festorum totius anni» a quattro voci di Giovanni Pierluigi da Palestrina, mentre per la Tactus di Bologna, il «Vespro a cappella della Beata Vergine», opera ottava di Isabella Leonarda e gli «Armonici entusiasmi di Davide», opera nona di Giovanni Battista Bassani.

Per la rivista Antiqua-Classic Voice di Milano, ha realizzato un CD dedicato a «La musica dei mercanti. I concerti serali del Seicento», mentre per la Archiv- Deutsche Grammophon, ha recentemente pubblicato l’«Arpa davidica. Salmi e Messa concertati», opera XVI (1640) di Tarquinio Merula.